C’è una cosa che urta la mia sensibilità più che vedere scene di bambini straziati o l’ennesimo servizio estivo del TG4 sui cani abbandonati in autogrill, ed è l’ omeopatia. Tra gli amici ho persone con i più diversi orientamenti sessuali, orientamenti politici e gusti culinari (ho persino un amico gay fascista che mangia sushi) e pur non condividendo affatto molte delle loro scelte me ne faccio una ragione perchè alla fine vivono la loro vita coerentemente con quelle che sono le loro idee. Hanno cioè una logica e la applicano correntemente come strumento decisionale.

Che c’entra tutto questo pippotto con l’ omeopatia? Eccome se c’entra, l’omeopatia infatti è una delle cose più stupide, illogiche ed offensive per l’intelligenza umana, riesce a battere persino veganesimo e religione cattolica in quanto ad idiozia.
L’omeopatia è secondo Wikipedia «un controverso metodo terapeutico alternativo, i cui principi teorici sono stati formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann verso la fine del XVIII secolo.» ed alla base di questa bizzarra moda ci sarebbe il principio, formulato da Hahnemann stesso mentre era alla disperata ricerca di un Bar-Tabacchi secondo cui «il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata.». Così. Senza che si sia messo li a sperimentare qualcosa, ha solo detto “ahò se c’hai mar de testa, e pii n’artra botta magari pò esse che te passa, o che no, che comunque armeno io me sò divertito a bastonatte” e basta. Nel 1810. MILLEOTTOCENTODIECI. Dove per curarti problemi sanguigni ti mettevano  sanguisuge sull’ uccello, tanto per intenderci. Non è peraltro escluso che Hahnemann fosse una persona particolarmente schizzinosa e che pur di non farsi infilare sanguisughe nei boxer avesse benpensato di inventarsi una cazzata a caso così da poter dire “ennò bello mio, io me curo co’ l’ OMEOPATIA”.
Qualsiasi persona dotata di buon senso e raziocinio ed un Q.I. compreso tra il carapace di una aragosta e Gasparri a questo punto sarebbe già legittimata a farsi una risata e tornare a fumarsi il bong in santa pace spegnendo PC e cervello, Caso Chiuso, e invece no, col cazzo, “The best is yet to come”

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Torniamo all’ omeopatia ed alla intuizione che ne sta alla base: «similia similibus curantur» ovvero che per curare la diarrea bisogna somministrare un composto che includa qualcosa che faccia letteralmente cagare. Mettiamoci per un secondo nei panni del povero medico tedesco terrorizzato dalle sanguisughe pompinare: come cazzo si fa a sostenere una tesi così idiota senza rischiare non solo di essere presi per il culo da generazioni di scienzati ma soprattutto senza uccidere troppi gonzi che già son malati e che prendendo qualche soluzione con sostanze peggiorative della loro anamnesi potrebbero irrimediabilmente lasciarci le penne, andando così peraltro ad avvalorare le tesi darwiniane? Probabilmente dopo aver trovato le sigarette ad un SELF24H e trovandosi a vagare in zona Tor Bella Monaca senza l’accendino deve aver pensato “Ecc’à svorta: le dosi!”, scartando abilmente un tossico che cercava di piazzargli del bicarbonato spacciandoglielo per FrizzyPazzy.

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Ed ecco la seconda ed ancor più geniale caratteristica della omeopatia, la diluizione. I farmaci omeopatici sono classificati in base a specifiche scale di diluizione, ovvero in base a quanto è presente un determinato principio attivo (la parola “attivo” deriva da “attivo di bilancio” ed è riferito alle finanze delle aziende che producono questi farmaci, capirete presto perchè). Senza ammorbarvi troppo con formule e numeri (che se siete sostenitori dei metodi omeopatici per voi ovviamente non hanno alcun senso compiuto) vi basti sapere che secondo le leggi della chimica ovvero quelle barzellette che vi permettono di avere addosso dei vestiti, guidare un’auto, accendere una lampadina o mangiare le Pringles, al livello di diluizione standard in una soluzione omeopatica nemmeno c’è una molecola del principio sbandierato. Ecco perchè Hahnemann l’ha svangata, vendeva acqua sporca, ma così poco sporca che era acqua, che pur non curando nulla se non la sete, perlomeno non uccide nessuno.

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Un po come per altre religioni, i sostenitori dell’omeopatia si sono dovuti inventare qualcosa messi di fronte alla cruda realtà, coniando il concetto di “memoria dell’acqua”, una sorta di principio per cui non è poi proprio proprio necessario perdavvero che ci sia il principio omeopatico nella medicina, ma basta che l’acqua ne sia stata “sfiorata” anche per un po, per cui ne manterrebbe una sorta di memoria tampone. Il che incidentalmente equivarrebbe a dire che l’acqua che state bevendo si ricorda di tutta la merda con cui è stata “a contatto” in ogni cesso, e via dicendo. Un buon omeopata vi dirà che l’acqua ha una memoria speciale che ricorda solo le cose buone, senza rendersi conto che sta dando la definizione perfetta di un elettore-tipo del PDL e non di un liquido inerte formato da idrogeno ed ossigeno.

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Insomma, c’è solo una conclusione sensata possibile: l’ omeopatia è una colossale cazzata mista a truffa né più né meno come il sale di Wanna Marchi, solo che legalizzata. Anche se può sempre tornarvi utile la sera che dovrete rendere conto di una colossale sbronza di birra: “Cara, lo sai che sono intollerante al luppolo, stavo facendo una cura omeopatica”. Se avete una moglie con un pò di sense of humor magari ricomincerà a darvela entro un paio di settimane soltanto.

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